VIVO PER LA MIA ARTE…CONTROCORRENTE

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L’artista romana Germana Galdi approccia ogni idea in maniera diversa, orientando il suo orizzonte di conoscenze, abilità e competenze con una varietà di stili. Figlia e nipote di artisti, si forma come autodidatta. Con il suo progetto artistico “Riflessi e trasparenze”, che si basa sul concetto di Benessere e Salutogenesi, utilizza la sua arte per lavorare con le persone nell’ambito della relazione d’aiuto, in un’ottica di consapevolezza e crescita interiore. 

Germana Galdi, descrivi te stessa.

Sono una persona molto socievole e particolarmente empatica, solitamente di grande carica ed entusiasmo soprattutto nel vivere le mie varie passioni che vedono ogni forma di arte protagonista. Sopporto poco la monotonia e amo fare molte cose. Da molti anni mi dedico al lavoro interiore che mi conduce sempre più ad una evoluzione, ho utilizzato vari metodi e mi piace sperimentare. Ho degli obiettivi da raggiungere e questa è decisamente una molla determinante al mio costante impegno per migliorarmi. Fondamentalmente amo scegliere, sono una donna che va contro corrente, detesto seguire la massa ed uniformarmi, così è anche nell’arte.

Sei figlia e nipote d’arte. hai respirato l’arte in famiglia fin da piccola. Quanto, la presenza costante dell’arte nella tua vita, ha influenzato la tua scelta di diventare artista?

Ho sempre avuto una propensione al disegno e alla creazione. Tuttavia in questa occasione posso spiegare quanto realmente intendo dire con la frase: “benché figlia e nipote di artisti si forma da autodidatta” che spesso ricorre nelle mie presentazioni. Non ho mai conosciuto il mio nonno paterno orafo perché morto prematuramente, così è del resto accaduto al padre di mia madre che era un sarto rinomato nel centro storico di Roma. Entrambi, chi a Borgo Pio, chi vicino al Pantheon, vivevano, lavoravano e ciascuno aveva al fianco una donna altrettanto creativa. Mia nonna era sarta e modista ma è venuta a mancare quando avevo appena tre anni e l’altra, che lavorava con mio nonno sarto, era prevalentemente pantalonaia e morì quando avevo undici anni. Inutile dire quanto tutto ciò mi è mancato e quanta tristezza porto dentro riguardo a questo argomento. Tuttavia sono oramai convinta che ciascuno mi ha trasmesso in altro modo il gusto, la sensibilità e il senso del bello. Fu mio padre che, invece così eclettico, mi trasmise maggiormente il tratto creativo, fino all’età dei miei ventuno anni, visto che era orafo, incisore, scultore, pittore e lavorò dal cuoio al ferro, al legno al marmo etc. Non vidi mai i suoi lavori di oreficeria se non nel risultato finale, mentre il resto invece lo vedevo nascere a casa. Dopo anni dunque, non potevo far tacere ancora questa vena artistica che per tanto avevo lasciato sopita dentro me.

Ti sei definita artista autodidatta. Autodidatta significa insegnante di sé stesso. Come hai costruito il tuo percorso di auto formazione? Quali sono le competenze indispensabili per diventare un’artista?

Feci un anno di stilista di moda ma poi smisi perché non vedevo futuro in questo paese e avevo troppi limiti anche pratici da superare, dal momento che se vuoi aprirti una sartoria devi fare un grosso investimento. Provai varie cose per mio conto fatte e sperimentate autonomamente, dal nudo al disegno di abiti, alla fotografia, pittura di vario tipo etc. Si, autodidatta perché nella vita anche in questo ambito mi sono fatta e mi sto facendo da sola. Non ho preso lezioni e non ho avuto insegnanti. Ciò è una cosa molto bella, tuttavia non dovendo ringraziare qualcuno per il percorso fatto, ho probabilmente maggiori ostacoli e difficoltà da affrontare perché non sono sostenuta né da un maestro per sponsorizzarmi, né da lui per compiacersi del risultato ottenuto come insegnante. Nei primi anni infatti, questo è stato un limite per me e mi ha fatto vivere l’arte solamente tra le mura della mia casa, perché questo paese mi aveva già fatto comprendere certe realtà e vedevo l’ambiente ostile e l’impresa di difficile riuscita. Tutto ciò mi ha portato ad una chiusura per quasi dieci anni. Sono al contrario, una persona molto socievole e come detto, capace di grande empatia quindi qualcosa è man mano cambiato, tanto dal farmi decidere di non permettere più a me stessa questa limitazione. Il lavoro su se stessi è una cosa che suggerisco a tutti in ogni direzione di vita, perché consente un’evoluzione e ne abbiamo davvero grande urgenza, visto dove ci stiamo dirigendo, soprattutto in Italia. La determinazione è fondamentale per ogni percorso e avere un sogno e sentirlo dentro, davvero è ciò che occorre. Se ci sono le caratteristiche e si sente dentro l’energia e la voglia di dire qualcosa, soprattutto di nuovo, direi ben venga. Ho con enorme sorpresa constatato poi, che molti dei grandi nomi erano artisti autodidatti e per citarne alcuni inizio da Ligabue a Shaw e Dickens, da Bowie a Zappa, Disney etc. L’arte a mio parere è necessaria per riflettere e farci riflettere, deve dire qualcosa e così l’artista deve trasmetterlo. L’opera deve parlare con l’artista in primis e poi con il fruitore, è una comunicazione duplice che si estende poi negli anni al mondo intero. Troppe volte ho sentito frasi di limitazioni verso gli artisti in ogni senso: troppo corto, troppo piccolo, troppo o poco.. voler uniformare gli artisti equivale a renderli massa ed io tollero molto poco la massa, non ci sono regole nel sentire le cose dentro ed esternarle, poi ci si può evolvere ovviamente e prendere direzioni diverse ma se ciò avviene deve partire da dentro e non per imposizioni, altrimenti non è arte.

Quali sono le tue ispirazioni, gli artisti che maggiormente influiscono sul tuo operato?

E’ difficile parlare di ispirazioni perché non ho un unico modello di riferimento ed eviterei di elencare alcuni grandi nomi vista la vastità e come nella musica, quella buona, adoro spaziare. Da Kupka a Hopper, Klimt, Mucha, Lautrec, è così anche nella fotografia che per me è anch’essa fondamentale. Nei miei acquerelli tutto nasce da lì, perché studio gli oggetti e li dispongo in un certo modo, faccio prove e riprove affiancando colori e manufatti che più risuonano fra loro al fine di ottenere un risultato che sento valido, abbinandolo poi ad una luce che rende minuto dopo minuto un’atmosfera sempre diversa. Nell’astratto invece, è qualcosa che viene da dentro di getto senza idee chiare o riferimenti se non dar libertà a una parte di me. Ogni genere può arrivare al cuore e può far emozionare, far pensare e dare spunti, che sia acquerello, un acrilico astratto, un paesaggio a olio ed altre tecniche. Amo andare alle mostre e viaggiare per vederne nelle importanti città soprattutto all’estero, dove c’è attenzione e vero amore per l’arte, dove si investe anche nel posto meno frequentato perché le persone acquistano e danno valore all’arte e l’energia è più potente. Importa cogliere, rubare il momento e saper apprezzare di ogni artista qualcosa, anche solo di averci provato.

L’arte è una forma di comunicazione ma anche di conoscenza. L’architetto statunitense Louis I. Kahn ha scritto: “La scienza scopre ciò che esiste ma l’artista inventa ciò che non esiste. Cosa ne pensi? Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Assolutamente d’accordo per la prima affermazione.

La frase di Kahn è bella e di grande effetto, lascia intendere che l’arte trascenda dalla materia, come disse O.M. Aïvanhov l’artista è in contatto con il divino quando ha un’ispirazione e a tal proposito anche scrive: “Certo il pittore che non lavora mai sui colori della propria aura, non è un pittore”. Tuttavia molto ancora c’è da scoprire ed è difficile con i nostri soli mezzi comprendere cosa si celi dietro all’arte e all’artista che si innalza sempre più verso la spiritualità.

Cerco di comunicare l’importanza sottovalutata della “trasparenza” e della “riflessione” che è una bella parola, tuttavia la vera riflessione, come la trasparenza, è piuttosto rara. Ci sono parole e termini abusati che spesso si infilano ovunque anche per l’effetto che hanno ed è invece lontano ciò che si fa e lo stile di vita che si conduce. Nel nostro paese soprattutto, urge distinguersi, pensare con la propria testa ed è importante farla funzionare. Se questa nostra realtà è così è colpa nostra e non si può sottovalutare. La vera rivoluzione inizia da noi e se la vita è un dono siamo qui per far qualcosa, per renderle omaggio e per evolvere. L’arte deve portare a ciò, a far emergere emozioni e ad analizzarle per poi portarci ad un cambiamento reale.

Siamo troppo condizionati da abitudini e falsi valori del passato che ci portano a frenetiche scelte e azioni senza pensare.

La necessità è invece di riflettere in positivo all’esterno ciò che facciamo. Il nostro pianeta soffre e non facciamo nulla per questo. La sovrappopolazione è una realtà e a questo poco si pensa. Abbiamo inquinato ogni cosa, aria, acqua, terra eppure si pensa in piccolo, al proprio contorno e ritorno. Serve una visione globale e questa è ancora assai lontana.

Quanto è importante per te il colore, e come lo scegli?

Vado a sensazioni maggiormente ad intuito e comunque adoro i colori derivati, i secondari e così via. Talvolta mi è capitato di emozionarmi davanti ad un colore e diversi anni fa ne ho riscoperti due, vederli vicini mi ha commosso.. Ho ricordato qualcosa di molto piacevole e l’emozione legata a quella sensazione fu davvero bellissima, un ricordo molto lontano di me bimba.

I dettagli e i particolari sono le piccole cose che fanno la differenza nei progetti e in qualche modo rappresentano la persona che li ha pensati. I tuoi lavori artistici sono caratterizzati da una cura impareggiabile dedicata ai dettagli con l’obiettivo di “trasmettere l’anima degli oggetti”. Come si fa a leggere l’anima di un oggetto?

Ciò che intendo è che ciascun oggetto è stato fatto, toccato, plasmato, trasformato e soprattutto utilizzato da mani di persone che inevitabilmente hanno ciascuno una storia. Se ogni oggetto potesse raccontare cosa ha visto, da chi è stato tenuto in mano e accanto a cosa o a chi è stato e le emozioni provate, ecco che in un certo senso parlo della sua anima; alcuni oggetti mi chiamano come se mi volessero comunicare qualcosa e avessero scelto me come tramite ed io sento di doverli immortalare. Cura impareggiabile forse.

Non è la perfezione che cerco ma l’emozione legata al soggetto dell’opera, che arrivi a chi l’osserva come fosse vero, con le imperfezioni del mio essere autodidatta e con l’acquerello che non consente errori e rende tutto molto incerto fino al risultato finale.

Inoltre l’oggetto legato a qualche nostro antenato rappresenta una metafora come ad interpretare una nostra memoria del passato. Mi cattura inoltre cogliere l’effetto che la luce fa su materiali come vetro e metallo. A seconda dell’intensità della luce il vetro viene appena sfiorato o nel caso di raggio di luce prorompente, trapassato, questo gioco mi riporta con la mente a una complicità e intesa seduttiva. Come un uomo sfiora il corpo di una donna o diversamente lo possiede. Nel metallo invece avviene un’esaltazione dell’oggetto, visto che alla luce non è permesso che illuminare e far acquistare fascino e bellezza oltre che a far rispecchiare la luce stessa.

Nel 1996 nasce Riflessi e Trasparenze, ti vede protagonista di un lavoro interiore con approccio olistico. In cosa consiste?

Sono stata abituata da piccola all’ascolto del mio corpo. Ho fatto svariati anni di ginnastica artistica a livello agonistico e ho avuto un padre Istruttore di tiro con l’arco che fu anche un ottimo tiratore, appassionato dell’Oriente che come lo Zen associa questa disciplina alla filosofia e a tutto quel mondo compresa la medicina orientale. Da oltre venti anni mi curo con l’omeopatia, mangio con certi alimenti a me più congeniali. Ho sperimentato varie tecniche, spaziando dallo Yoga ai massaggi Shatzu e di altro genere, dalla Dentosofia alle Costellazioni familiari di Bert Hellinger, metodo che utilizzo da oltre dodici anni e infine la Gestalt. Ho un pensiero piuttosto orientale, ho utilizzato l’agopuntura e praticato Buddismo per un periodo. L’aggettivo “olistico” deriva dal greco  “olos” cioè “tutto, intero, totale” e l’essere vivente in quanto tale va considerato come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Alla base della medicina olistica che si è sviluppata intorno agli anni ’70, soprattutto in seguito alla necessità di spiegare le patologie psicosomatiche, la causa delle quali sarebbe psichica e non fisica, vi è una visione dell’uomo concepito come un’unità di corpo, mente e spirito, inserita in un determinato ecosistema. Questi percorsi intrapresi mi portarono a prestare l’attenzione a cosa stessi facendo e cosa volessi trasmettere proprio nel dipingere quel tipo di opere e soggetti e il perché provassi una così forte attrazione per certi materiali.

La trasparenza per me è parte fondamentale del mio modo di essere. Trasparire ciò che si è ed essere trasparenti con sé stessi per prima cosa, la consapevolezza è necessaria e più ci si spinge verso ciò, più tutto questo lo si riflette all’esterno come fa il metallo.

Quotidianamente facendo tutto questo a trecentosessanta gradi, nell’alimentazione, nella medicina alternativa e nella cura della psiche, il nostro cambiamento lo porteremo fuori modificando ed influenzando l’ambiente che ci circonda. Questo è il senso di “Riflessi e trasparenze”. Aspirando a quella purezza di animo che solitamente vediamo nei bimbi si può arrivare all’altro perché tutto parte da noi e se noi non cambiamo l’ambiente non cambia. Inoltre l’acquerello si basa appunto sull’acqua, che è l’elemento dal quale noi siamo nati.

Oltre ad essere artista sei Art Counselor, attività che utilizza la modalità espressiva dell’arte, del linguaggio simbolico e della creatività come strumento auto rigenerativo. Puoi parlarci della tua attività? 

Nell’allargare il mio orizzonte di conoscenze, abilità e competenze ho orientato gli studi sul mio progetto artistico “Riflessi e trasparenze” e sul concetto di Benessere e Salutogenesi, attualmente conduco un’esperienza con ragazzi adolescenti di alcune classi del liceo.

Utilizzo il mio modo di fare arte per lavorare con le persone nell’ambito della relazione d’aiuto, agevolandole nel processo di consapevolezza e crescita interiore prendendo spunto da ogni mia esperienza fatta.

Qual è la tua più grande ambizione? Dove vorresti essere tra dieci anni?

La mia più grande ambizione è poter vivere della mia arte, della mia sensibilità e di tutto ciò che amo fare. Vorrei essere qui e lì, portare in giro per il mondo le mie opere, uniche figlie come me, girare con loro nutrendomi della bellezza che c’è nel viaggiare, facendo esperienze lavorando con “Riflessi e trasparenze” in ogni modo, per poter dare il mio contributo affinché il mondo migliori anche oltre la mia vita.

 

a cura di Laura Corallo

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21 Risposte

  1. Marco
    | Rispondi

    Una grande persona sia come Artista che come Donna … !

    Marco

  2. Giovanni
    | Rispondi

    Non ho competenze per giudicare l’arte, ma i lavori di Germana per me sono un incanto.

  3. Tommaso Gigli
    | Rispondi

    Molto interessante soprattutto la parte della trasparenza 😁

  4. Germana
    | Rispondi

    MOLTE grazie Laura bellissima intervista!!!

  5. Mauro
    | Rispondi

    Conosco personalmente Germana da molti anni, e posso confermare tutto ciò che lei dice di se stessa e della sua arte. Apprezzo in particolar modo il fatto che sia una autodidatta, e ha ragione quando ricorda che anche molti grandi artisti del passato e del presente si sono “formati” da soli (ai nomi che lei stessa ha fatto aggiungerei Eric Clapton, da sempre considerato uno dei più grandi chitarristi rock-blues del mondo). Una bella intervista, con domande e risposte intelligenti e interessanti.

  6. Luigi P.
    | Rispondi

    Ho avuto modo di conoscere Germana in un ambiente lavorativo distante galassie dalle nostre passioni, eppure abbiamo intuito subito che avevamo, nonostante differenze di vedute su molti argomenti, delle sensibilità che hanno reso bella e interessante la nostra amicizia. Amicizia piacevolmente alimentata dalla sua grandissima sensibilità, dalla sua attenzione a piccoli particolari e oggetti solo apparentemente banali, che traspaiono molto fortemente nei suoi acquerelli, che ho avuto modo di vedere e di apprezzare, più che da una frequentazione continua. Un’artista curiosa, una Donna in perenne movimento e in continua crescita! La sua qualità più bella è che tanto non si fermerà mai!

  7. Rita
    | Rispondi

    Bravissima Germana! Difficile spiegare le sue opere… bisogna osservare e capire! Ne vale veramente la pena. Esempio di studio , crescita… e un pizzico di follia! R.E.

  8. Alessandro G.
    | Rispondi

    Artista molto interessante, particolare nel senso più meritorio del termine. E’ significativo che le sia stato dato lo spazio che a mio avviso merita.
    Bella intervista. Leggendo il vissuto dell’ artista, si comprende meglio la genesi delle sue opere. Complimenti anche alla giornalista.

  9. Alessandro Cusatelli
    | Rispondi

    Un’artista pura, raffinata e seducente, nelle trasparenze dei suoi dipinti.

  10. Tiberio Pandimiglio
    | Rispondi

    È proprio dell’artista sfumare il limite che separa il quotidiano e il vissuto dall’opera fino a confonderne forme e significato. Le parole di Germana ci raccontano lucidità e consapevolezza che appartengono a chi trova nell’arte una necessità espressiva ancor prima di un percorso estetico.

  11. Max Evangelista
    | Rispondi

    Brava Germana Galdi, un’Artista vera, che merita ogni successo personale e professionale!

  12. Ilaria
    | Rispondi

    Grande!

  13. EMANUELA
    | Rispondi

    Bellissimi quadri complimenti a Germana per ciò che riesce a trasmettere con il gioco di colori ed effetti, rappresenta la realtà nelle sue differenze e le rende più reali di quello che sono, davvero complimenti

  14. Andrea Masi
    | Rispondi

    Germana Galdi ha la capacita di cogliere i dettagli che vibrano e si legano a chi guarda. Li riproduce, avviando un dialogo speciale fra l’ispirazione e l’osservatore deĺe sue opere che è una sorta di prosecuzione del dialogo che lei ha avuto con il soggetto che le ha ispirato l’opera. Innescando un flusso virtuoso che mette in comunicazione anime diverse unite dalla ricerca del bello come fonte a cui abbeverarsi per migliorarsi.

  15. Elio Atte
    | Rispondi

    Complimenti per l’intervista, molto interessante ed Affascinante il Tuo percorso Germana.
    Completo, diversificato è concentrato. Personaggio poliedrico in grado di trasmettere con molta semplicità le proprie esperienze e le proprie emezioni.
    Sei Grande un onore per me aver fatto la Tua conoscenza.

  16. paolo
    | Rispondi

    Ottima intervista!

  17. Alessandra D'Ambrosio
    | Rispondi

    I suoi quadri parlano di vita e di ciò che si può intravedere oltre l’apparenza. Trovo l’espressione di Germana molto profonda e vivace. La comunicazione nell’arte crea un filo indissolubile tra l’artista e gli altri. Qualcosa che rende la vita più allegra e colorata,profonda e piena di sentimento. Qualcosa che ci rende migliori

  18. davide
    | Rispondi

    Bellissima intervista che rispecchia a pieno l’artista, conosco Germana Galdi da molto tempo e so quanta passione e amore mette nelle sue opere, un grande in bocca al lupo per tutto.

  19. Antonella
    | Rispondi

    “Riflessi e trasparenze” un progetto ambizioso se ha il fine di cambiare un mondo dove la coerenza non è più una virtù. Un seme di speranza che attraverso l’arte vuol ramificare benessere lì dove è stato piantato e tutto intorno. Un processo lento dai frutti sani e gustosi. Intanto mi godo le tue opere realizzate in modo eccezionale con una completa gamma di valori e trame. Tanta stima.

  20. Roberto
    | Rispondi

    Chi ci mette passione pian piano raccoglie i frutti di quello che semina…grandissima Germana!!! Continua sempre così, credi sempre in te stessa…

  21. vincenzo
    | Rispondi

    La tua creatività e competenza crescono di giorno in giorno. Bravissima. Ti ammiro!

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