Dal concetto alla forma: la street art di Bros

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A cura di Laura Corallo

Sei considerato tra i maggiori esponenti della street art a livello internazionale. Raccontaci un po’ di te: chi è Daniele Nicolosi, in arte Bros? 

Mi sono trovato a vent’anni a voler divulgare attraverso la creazioni visive ed esperienzali quello che credevo fosse giusto. Ho deciso di allargare il possibile pubblico ed ho scelto il contesto pubblico. Anni di attività hanno, in modo semplice, definito questa attitudine nella parola street art rendendo complessa la percezione delle lavoro del singolo autore. Sono un attivista che usa strumenti affini all’arte. La parola internazionale e difficile da attribuire Quando realizzi interventi così vicini al territorio in cui operi. mi sento un artista “locale”.

Quando e come ti sei avvicinato al mondo dei writers?

Da bambino mi piacevano questi grandi nomi che a volte si vedevano scritti sui treni. Era interessante decifrarli e sembravano immagini di un altro mondo. Nel 1995 ho scoperto che volevo fare un graffito anche io e, dopo una disperata ricerca delle bombolette, con un amico siamo andati in un muro. Anche se il risultato è stato abbastanza deludente, a noi sembrava di aver fatto una cosa epica.

Quali sono state le tappe più significative nella tua carriera artistica?

La condivisione, il rapporto con il territorio e l’etico vengono certamente prima delle mostre o dei grandi progetti. Non mi sento di accostare il mio lavoro alla parola carriera. Credo che un artista debba avere una propria ricerca personale. Indubbiamente il contesto e l’ambiente d’arte, orfano di grandi mecenati, viva un indipendenza che spesso porta ad un auto-promozione spesso legata ad atteggiamenti pubblicitari come il marketing.

Qual’è stato l’incontro che ha rappresentato la svolta per la tua crescita professionale?

L’ ex sindaco di Milano Letizia Moratti mi ha certamente aiutato a capire in quale direzione dovevano andare i miei ragionamenti. Con la sua repressione e il suo atteggiamento di divieto ha contribuito a credere in quello che facevo. Anche le lezioni di Gianni Caravaggio,al corso di scultura di Brera, e la intera classe frequentante sono state una conoscenza arricchente.

Quali movimenti artistici sono per te fonte di ispirazione?

Il fatto di essermi avvicinato sempre di più alla arte mi ha fatto studiare in modo più approfondito le avanguardie storiche e gruppi di arte contemporanea. Trovo un atteggiamento in generale simile al mio nel conseguire un risultato utile a posteriori in termini di concetto più che alla forma.

Qual è l’opera, tra tutte quelle che hai creato, alla quale sei più legato e perché?

Ho imparato a non essere legato al manufatto/oggetto visto la vita della quasi totalità del mio lavoro. Il quale ho scelto debba essere effimero. sono legato al mio lavoro nella sua totalità. Dall’idea alla realizzazione al risultato finale, come alla rimozione che serve per pensare.

L‘opera d’arte è anche il riflesso di modi di pensare, vivere e di sentire dell’artista. Nel corso della tua carriera è cambiato il tuo modo di concepire ed esprimere la tua arte?

Credo di avere sviluppato una certa coerenza nel mio lavoro in relazione al contesto storico. Il mio lavoro cambia nella forma ma mantiene un nocciolo originario che lega tutta la mia attività in modo indissolubile.

La città di Milano, come altre città metropolitane italiane, sta ripartendo dall’arte per valorizzare e riqualificare gli spazi della città e aumentarne l’appealing. Cosa suggeriresti agli amministratore dei Comuni del Distretto Ceramico per rendere il nostro territorio un luogo piacevole da vedere e da vivere ma anche una attrazione per i turisti

Non credo nella riqualificazione come impegno che debba venire dal lavoro degli artisti, potrebbe essere un valore aggiunto ma mai lo scopo.

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