Le storie di carta di Mara Cinquepalmi

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Foggiana di nascita, ma bolognese d’adozione, Mara Cinquepalmi è giornalista professionista freelance.  Specializzata in comunicazione di genere, data journalism e sociale media, ha lavorato nella comunicazione pubblica per tredici anni, consolidando  competenze anche nel campo degli open data e della loro comunicazione visiva e, in generale, dei nuovi strumenti di open government (trasparenza, media civici, piattaforme social). Il network Dataninja.it: Viadelmareracconta – www.viadelmareracconta.it è frutto del lavoro della Cinquepalmi da cui si è sviluppato il progetto web sulla Cartiera di Foggia, culminato con la recente pubblicazione del libro “Donne di Carta”.
.A cura di Laura Corallo

 

Mara Cinquepalmi, sei giornalista professionista. Come è iniziato il tuo percorso per diventare giornalista e di cosa ti occupi oggi?

Ho iniziato a scrivere nel 1991 o 1992, quando ero al ginnasio. Erano piccole collaborazioni e mi occupavo di calcio, poi nel 1993 ho iniziato a scrivere di cultura e società per il Viveur, un magazine innovativo nato a Foggia in quel periodo. Oggi ho diverse collaborazioni con testate nazionali e locali.

Da qualche settimana stai girando l’Italia per la presentazione del tuo libro “Donne di carta” in cui ricostruisci la storia inedita del lavoro delle donne nella Cartiera di Foggia. Come è nata l’idea del libro?

L’idea è nata nel 2012 perché volevo restituire alla mia città un suo pezzo di storia, ma da un punto di vista diverso, dal punto di vista delle done. Lo stabilimento del Poligrafico non esiste – o quasi – negli archivi e nelle biblioteche. Esiste, invece e per fortuna, nella memoria delle donne e degli uomini che vi hanno lavorato. Esiste nelle pagine dei giornali che nel corso degli anni hanno documentato fatti, timori e speranze di un impianto industriale che, nel bene e nel male, ha segnato la storia della città. E’ iniziato così un percorso di ricerca che è diventato prima un progetto web, www.viadelmareracconta.it, e poi nel dicembre 2017 il libro Donne di carta.

Quali sono state le difficoltà incontrate nella ricerca dei dati utili per raccontare il primo tentativo di istituire un sistema di welfare all’interno di un’industria di Stato?

Mancavano le fonti, appunto. Poi la svolta durante le ricerche con il ritrovamento di un fascicolo conservato presso l’Archivio di Stato di Foggia. Da lì è iniziato tutto e accanto al percorso storico-archivistico ho affiancato quello giornalistico con le interviste ad alcune ex lavoratrici.

I Dati sono parte integrante e imprescindibile del lavoro giornalistico. Non esiste una definizione strutturata. Qual è la tua?

Senza le storie i dati non servono a niente. Francamente un pezzo costruito solo sui dati non ha molto senso da un punto di vista giornalistico.

Sei una giornalista freelance: cosa significa lavorare come libero professionista? Puoi descrivere la tua giornata tipo?

Non esiste la giornata tipo. Ogni giorno è diverso. Di sicuro c’è che ogni giorno dedico una parte del tempo a trovare storie e a fare proposte. Poi c’è la routine, fatta di letture, pezzi da scrivere e altro. Lavoro spesso da casa e questo ha i suoi vantaggi e svantaggi. Mi piacerebbe che ci fossero dei co-working a prezzi economici perché lavorare in un ambiente condiviso è importante.

Dal 2017 sei la segretaria nazionale di GiULiA la rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome. Qual è lo scopo dell’associazione e di cosa ti occupi?

GiULiA nasce per riportare al centro dell’informazione la vita di tutti i giorni, per dare spazio alle donne, lavora per un linguaggio più rispettoso del valore delle donne. In questi anni abbiamo realizzato numerosi progetti sul linguaggio di genere, in particolare. Gli ultimi due progetti riguardano gli stereotipi nell’informazione sui femminicidi e sulla violenza contro le donne con la pubblicazione “Stop violenza: le parole per dirlo” e 100esperte.it, una banca dati realizzata insieme all’Osservatorio di Pavia, che raccoglie 100 nomi e CV di esperte nell’ambito delle Science, Technology, Engineering and Mathematics (STEM) e che presto si allargherà alle economiste.

Tre servizi giornalistici che hai realizzato nel corso della tua carriera e a cui sei molto legata

Non riesco a fare una classifica. Questo lavoro mi piace e in qualche modo si è legati ad ogni pezzo.

Tre personalità che hai intervistato e che ti sono rimaste nel cuore

Ecco più che le personalità sono le persone a rimanerti nel cuore. Sono tante. Penso, ad esempio, a chi lavora con le detenute che mi ha raccontato dei laboratori per le donne in carcere, a chi è stato impegnato nell’emergenza post sisma nell’Italia centrale, alle donne che lottano contro i pregiudizi e gli stereotipi.

Quali sono le doti e le caratteristiche che dovrebbe avere giornalista?

Precisione, passione, ottima conoscenza dell’italiano, tanta pazienza.

Quale pensi sia un tuo pregio professionale?

Preferisco siano gli altri a dirlo!

Quali emozioni hai provato quando hai pubblicato il tuo primo libro? Cosa rappresenta per te la scrittura?

E’ stata una bella soddisfazione. La pubblicazione ha coronato un lungo percorso e devo ringraziare anche l’editore Antonio Blasotta perché ha creduto nel progetto sin da subito.

Un consiglio ad un giovane che vorrebbe fare il tuo lavoro.

Leggere e studiare.

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