Le opportunità del giornalismo specializzato

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Il giornalismo tecnico e specializzato, spesso dimenticato dal sistema informativo italiano, può rappresentare una opportunità di lavoro per i giornalisti? Lo chiediamo a Roberto Zalambani, giornalista specializzato, presidente dell’associazione dei giornalisti agricoli e recentemente eletto presidente di Unaga-FNSI, gruppo di specializzazione della Federazione Nazionale della Stampa Italiana  che riunisce i giornalisti di agricoltura, alimentazione e ambiente.

A cura di Laura Corallo

Roberto Zalambani, parlaci un po’ di te e del tuo percorso professionale

Ho iniziato a fare il giornalista nel 1972 quasi per caso e ho scritto il primo articolo nel novembre sul settimanale di cronaca bolognese diffuso in edicola ” Qui Bologna “; negli anni ’70 ho avuto varie esperienze di collaborazioni nelle prime televisioni e radio libere e in periodici vari . Le sostituzioni estive e poi le collaborazioni continuative ai quotidiani ” Avvenire ” e ” Il Popolo ” mi hanno consentito di diventare pubblicista. Il 10 gennaio 1980 sono stato assunto in un ufficio stampa del movimento cooperativo regionale e poi, dal 1994 alla pensione, nell’ufficio stampa e formazione della Federazione delle Casse Rurali ed Artigiane dell’ Emilia Romagna, poi Federazione regionale delle Banche di Credito Cooperativo.

Dal 1986 al 2017 sono stato eletto nell’Ordine dei Giornalisti prima nel Consiglio regionale dove sono stato vice Presidente e Tesoriere e poi nel Consiglio Nazionale dove sono stato componente di Giunta, responsabile delle specializzazioni e componente del Comitato Tecnico Scientifico con delega ai rapporti con gli altri Ordini professionali vigilati dal Ministero di Grazia e Giustizia.

Pochi mesi fa sei stato eletto Presidente di Unaga – Fnsi, l’Unione nazionale delle Arga, il gruppo di specializzazione del Sindacato nei settori giornalistici dell’ agricoltura, alimentazione, ambiente, energie e territorio. Di cosa si occupa l’associazione e quali sono i suoi obiettivi? 

Gli obiettivi principali sono quelli di valorizzare i colleghi che si occupano, o vogliono occuparsi di queste specializzazioni, attraverso l’ acquisizione di nuove competenze mediante i corsi di formazione, la partecipazione ad eventi, convegni, approfondimenti e visite a realtà associative e imprenditoriali nella consapevolezza che  i temi della salubrità alimentare, dell’ecosostenibilità, della difesa del suolo e del clima – tanto per  citarne alcuni – possono aiutare i giornalisti a costruire un nuovo rapporto di stima e collaborazione con i cittadini, la politica e l’opinione pubblica.

Si è concluso , con successo, un corso di formazione per giornalisti dedicato alla deontologia nelle specializzazioni giornalistiche, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti Emilia Romagna. Esiste una deontologia specifica del giornalismo specializzato?  

Questa è la consapevolezza di fondo che ci spinge all’impegno in tanti settori che impattano così fortemente gli interessi e le preoccupazioni delle persone. Proprio in questi corsi personalmente cerco di portare la discussione e la attenzione sui temi etici e sui principi deontologici grazie ai quali la professione giornalistica merita di essere tutelata e valorizzata.

Il giornalista specializzato, in quanto mediatore tra lo specialista e il pubblico non specialista, deve essere in grado di offrire un’interpretazione molto accurata della realtà che desidera indagare.  Quali sono, a tuo parere, le capacità e le competenze fondamentali? 

Le capacità sono quelle di chi magari si è formato sui grandi temi del diritto di cronaca, della giustizia, delle grandi inchieste politiche, sociali e culturali e, anche per motivi legati a un lavoro che si spera sempre retribuito, deve di punto in bianco parlare di grandi emergenze ambientali, di catastrofi, di avvelenamenti da cibo e da agenti tossici, di discariche e di rifiuti, comprendendo che questi temi sono veramente importanti e non sminuiscono affatto la propria professione giornalistica.

Ti occupi da molti anni di giornalismo agro – alimentare, settore nevralgico per l’economia italiana. Quanti sono, in Italia, i giornalisti specializzati  e quante  le testate che affrontano queste tematiche?

Purtroppo le testate specializzate nel settore agricolo hanno avuto nell’ultimo decennio una fortissima diminuzione. Solo in Emilia Romagna esistevano centinaia di testate di carta e grandi gruppi editoriali. Poi è arrivata la crisi del mondo dell’ editoria con forti diminuzioni delle entrate pubblicitarie, chiusura di testate, licenziamento di tanti colleghi che magari, per restare a galla, si sono dovuti trasformare in collaboratori di redazioni sempre più virtuali e con mansioni spesso depotenziate. Anche l’ esplosione del comparto alimentare, delle riviste che parlano di food e di enogastronomia, ha mosso certamente il mercato giornalistico ma con scarsi ritorni economici per i colleghi che devono ogni giorno fare i conti con masse di comunicatori fai da te, chef , blogger ecc.

Social Media Journalism: opportunità o rischio per il giornalismo specializzato?

Ormai tanto il giornalismo specializzato passa per i social media ed è puro esercizio retorico dire che era meglio prima anche perché la comunicazione corre velocissima, supera confini e regole e non può ritornare al passato.Purtroppo viviamo nell’epoca della post verità e della post coscienza e il giornalismo non fa eccezione. Cosa significa? Che siamo entrati nel tempo nel quale i fatti oggettivi sono meno influenti, nel formare la pubblica opinione, degli appelli a emozioni e credenze personali. Significa che non sappiamo più distinguere il bene da male, il vero dal falso.

Quali passi deve fare il giornalista che vuole passare dal giornalismo generalista a quello specializzato? 

Non ci sono ricette preconfezionate. Il giornalista deve fare innanzitutto un bagno di umiltà e non vergognarsi di passare da un’ aula di tribunale a una discarica, da un salotto della politica a un territorio, fino ad allora quasi sconosciuto, trovandosi a constatare gli effetti di un fiume in piena o di un terremoto.Qui inizia il bello e il difficile: raccontare la verità non facendosi ingannare dai comunicati stampa e dalle apparenze.

E se non trova subito una testata disposta a dargli spazio, ne costruisca una propria e con essa si butti nel’ agone del circo mediatico. Vedrà che le soddisfazioni saranno superiori ai problemi che inevitabilmente si troverà ad affrontare..

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